Consiglio di lettura: L'arte di saper ascoltare.

(immagine tratta da Google)
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L’arte di saper ascoltare.

Plutarco attuale come non mai.

 


 

 

“Caro Nicandro, visto che hai da poco indossato la toga virile e non sei più tenuto a sottostare agli ordini di coloro ch’erano preposti alla tua educazione, t’invio questi miei consigli affinché tu sappia ascoltare correttamente chi cerca di persuaderti con l’arte della parola”.

Così comincia Plutarco la sua opera “L’arte di saper ascoltare”, scritta fra l’80 e il 90 d.C.,  aprendola rivolgendosi al giovane Nicandro nello specifico e a tutti giovani in generale.

Prima di entrare nel vivo dell’argomento egli spiega il funzionamento dell’orecchio e il privilegio dell’udito di poter cogliere le virtù. Prendendo la sua riflessione come nostra possiamo affermare che l’udito diventa risorse e pericolo nello stesso tempo ai giorni nostri.

Se ascoltare significa interiorizzare per riversare nell’animo, siamo certi che questo nostro tempo sia sempre capace di trasferire informazioni degne di essere definite tali, siamo certi che riescano a usare i canali, i metodi e i modi adeguati per non rischiare di turbare troppo i giovani del nostro tempo?

Televisione, internet, social network e cellulari: grandi conquiste dei nostri giorni ma non per questo lontani da rischi e pericoli.

Il precedente contributo di Federica ci spiega come comunicare “urlando” può ferire un bambino, disorientarlo. Allo stesso modo, credo, che forme di comunicazione non adeguate possano influire negativamente soprattutto sul loro modo di intendere la relazione interpersonale, il rapporto con gli altri, la comunicazione e il dialogo.

Oggi si parla molto ma si ascolta veramente poco.

Anche i programmi in tv che sono improntati sul dibattito come forma di confronto finiscono, inevitabilmente, con il presentarci (e propinarci direi) il parlarsi addosso privo di comunicazione efficace, l’idea che chi urla di più viene più ascoltato, che non occorre avere da dire ma l’aprire bocca, tanto qualcosa da dire c’è sempre.

Anche le figure dei moderatori smettono i loro panni per indossare quelli del giudice che non veicola informazione, urla giudizi e si infervora al pari dei partecipanti.

Per dialogare occorre predisposizione d’animo all’ascolto.

Solo chi è capace di ascoltare l’altro può dar vita a uno scambio, a un dia-logo nel suo significato più profondo, alla crescita comune “c’è sempre da imparare da un dibattito”.

“Bisogna evitare di agitarsi e di abbaiare ad ogni battuta, aspettando pazientemente che l’interlocutore abbia finito di esporre il suo pensiero, anche se non lo si condivide, senza però investirlo subito con una sfilza di obiezioni, ma concedendogli ancora un po’ di tempo perché possa integrare, chiarire o correggere quanto ha detto, ed eventualmente ritrattare qualche frase affrettata. Chi infatti passa subito al contrattacco non solo interrompe e spezza il logico fluire del discorso, ma non ci fa una bella figura e finisce per ascoltare e non essere ascoltato. Se invece è abituato a controllarsi e a rispettare gli altri mentre parlano riesce a trarre da ogni discorso qualche spunto che può tornargli utile, a discernere meglio e a smascherare il vuoto e le falsità dell’interlocutore, offrendo di sé l’immagine di una persona amante della verità, non di battibecchi, e per di più riflessiva e aliena dalla polemica”.

Le parole di Plutarco risultano moderne e attuali, monito che sembra nato per noi in questo nostro tempo.

Quello che possiamo fare come professionisti (mi riferisco anche agli insegnanti per le scuole, al parroco per gli oratori, per tutte quelle figure che fungono da riferimento per i bambini e i giovani), come genitori, come persone che hanno voglia di veicolare comunic-azione è dare l’esempio di un ascolto corretto, attento e meditato.

Ascoltare significa imparare a leggere nell’animo delle persone, cogliere il loro mondo interiore in tutte le sue sfumature senza pregiudizio, ma così come lo propone.

Un bambino ascoltato saprà ascoltare, un giovane educato ad ascoltare sarà anche un abile oratore, perché solo chi sa ascoltare troverà il giusto tempo per esprimersi e parlare.

Non un parlare a vuoto, sterile. Un parlare che troverà ascolto.

 

In un tempo come il nostro, dove si lascia troppo poco spazio e tempo all’ascolto, mi piaceva l’idea di arrivare nelle vostre case (attraverso la mail intesa come mezzo di comunicazione) con la ri-lettura comune di parole di un autore tanto lontano eppure tanto attuale.

 

E voi, cosa ne pensate?

 

dott.ssa Maria Concetta Carruba

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