Consiglio di lettura: la cura educativa.

(immagine tratta da Google)
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Quando il prendersi cura è altro che curare.

 

LA CURA EDUCATIVA. RIFLESSIONI ED ESPERIENZE TRA LE PIEGHE DELL'EDUCARE.

 

 

Dal retro copertina:

Cos'è la cura? Quando e come si può parlare di cura nell'esperienza educativa?Cosa al tempo stesso imprenta e distingue cura e terapia? E quale rapporto c'è tra cura e formazione?

A partire da queste domande nasce questo libro. Il tentativo è quello di avviare una riflessione su quell'esperienza della cura che spesso si nasconde nell'esperienza dell'educare, vivendo e agendo dal profondo di essa. L'ipotesi, espressa nel dialogo con autori come Heidegger, Binswanger, Foucault, e, per quanto riguarda la pedagogia, Granese, Fadda e Canevaro, è che la cura sia radicata nell'esistenza, e che da lì derivi e prenda forma ogni suo rapporto con la formazione, l'educazione e la terapia. Un'ipotesi messa alla prova, smontata e ricomposta, approfondita e arricchita attraverso un lavoro di analisi e riflessione sull'esperienza della cura svolto con educatori e insegnanti, impegnati, insieme all'autrice, in diversi percorsi di Clinica della formazione. Il libro consegna ai lettori n'immagine caleidoscopica e ambigua della cura educativa, che emerge come dimensione cruciale, oltre che latente, dell'educare. Ma apre anche a concrete possibilità operative, proponendo percorsi di ricerca, di progettazione, di supervisione e di consulenza pedagogica che, attraverso uno sguardo clinico, riescano a considerare la radicalità e la criticità di questa dimensione dell'agire educativo.

 

 

La cura educativa è ben distinta dal curare, ed è parte integrante del processo formativo.

Quando ci prendiamo cura di una persona lo accogliamo, regalandogli un posto nella nostra storia individuale, cercando di guadagnarci un piccolo spazio nella sua vita.

La cura educativa non ha luogo  e non ha confini.

Ma prendiamo come riferimento la favola della cura di Heidegger:

«La Cura mentre stava attraversando un fiume, scorse del fango cretoso; pensierosa, ne raccolse un po’ e incominciò a dargli forma…interviene Giove[…]Mentre la Cura e Giove disputavano sul nome, intervenne anche la Terra, reclamando che a ciò che era stato fatto fosse imposto il proprio nome[…] I disputanti elessero Saturno a giudice. Il quale comunicò ai contendenti la seguente giusta decisione: tu, Giove, che hai dato lo spirito, al momento della morte riceverai lo spirito; tu, Terra, che hai dato il corpo, riceverai il corpo; ma poiché fu la Cura che per prima diede forma a questo essere, fin che esso vive lo possieda la Cura. Per quanto concerne la controversia sul nome, si chiami homo perché è fatto di humus».
(M. HEIDEGGER, Essere e tempo, Milano, Longanesi, 1927.)

 

La cura non è solo "dell"  ' uomo e "per" l'uomo. La cura è "con" l'uomo perchè nasce con esso, cresce e si sviluppa.

I genitori sono i primi "operatori" della cura e del prendersi cura.

La cura è categoria pedagogica, parte attiva del formar-si umano.

Ciò di cui si ha cura è infatti l'esistenza umana, la persona e la sua storia.

Nasce con la vita stessa: l'esserino che prende forma dentro al grembo materno e fa di esso la sua culla necessita del prendrsi cura per vivere, crescere e svilupparsi prima di venire al mondo.

La madre diventa soggetto indispensabile del prendersi cura.

La vita che dipende da chi si prende cura. Qui la cura diventa assolutizzta.

Quando il bambino nasce il suo pianto diviene liberatorio e suona come un "presente, ci sono anche io!". Una vera e propria richiesta del prendersi cura. Da qui si sviluppa il maternage autentico.

Ecco che quindi la cura non è solo appannaggio di operatori e professionisti, la cura diventa costante presenza nel quotidiano, gesto e pratica di tutti i giorni.

Quel che conta è imparare a gestire il prendersi cura evitando di soffocare, sostituirsi, snaturare colui che riceve le attenzioni della cura.

La cura come pharmakon, che allo stesso tempo può salvare o avvelenare.

Il testo di Cristina Palmieri, credo possa essere un utile all'alleato per poter cogliere il sottile confine fra un buon prendersi cura e un eccessivo prendersi cura. Può risultare un buon manuale di riferimento anche per ben divincolarsi nella complicata matassa delle pieghe dell'educare.

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