Quando i no aiutano a crescere.

(immagine tratta da Google)
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Oggi a proporre la riflessione è la dott.ssa Stefania Carruba, che invia un articolo davvero interessante, il giusto mix fra genitorie e professione.

Quanto risulta difficile dire no ai propri figli?

Quante volte sentivamo ed eravamo coscienti che sarebbe servito?

Ebbene questo sarà il tema di oggi.

Segue l'articolo di Stefania e infine due testi consigliati.

 

Quando i no aiutano a crescere.

 

Studi recenti hanno dimostrato che i genitori dialogano con i loro figli non più di otto minuti al giorno. Le cause possono essere molteplici, dalla mancanza di tempo e la frenesia che caratterizza la nostra epoca, alla predilezione a vedere la tv o navigare su internet. Inoltre, da un’inchiesta fatta dal Messaggero, quasi nel 42% dei casi, la comunicazione tra genitori e figli è caratterizzata dalla richiesta, da parte della prole, di oggetti da comprare e permessi da ottenere. I bambini, forti delle loro convinzioni, sanno quali sono i tasti deboli dei loro genitori e sanno che se insistono abbastanza riusciranno nel loro intento. D’altro canto i genitori, pieni di sensi di colpa perché lavorano e riescono a dedicare poco tempo ai figli, snervati dalle continue lamentele, stanchi di sentirsi dire che altri genitori sono più bravi di loro, finiscono per cedere a tutte le futili richieste.  I ragazzi vogliono i vestiti griffati, l’ultimo modello dell’i-pod, i nuovi giochi per le consolle, lo smartphone ecc…

Il problema di cui voglio parlarvi non è relativo ai soldi, bensì all’importanza di dire “no” ai nostri figli per aiutarli a crescere meglio, devono sapere che non bisogna dipendere dalle ultime tendenze, queste possono aiutarci, ma non sono indispensabili. Il bimbo che non è abituato al no come risposta da adulto sarà più vulnerabile, perché non avrà sviluppato meccanismi per superare la frustrazione, né capirà mai il valore dell’attesa. In effetti, il problema non riguarda i figli, ma i genitori che si sentono in colpa a dire no perché costretti a negare ai figli ciò di cui avrebbero più bisogno: il loro tempo. In questo modo il regalo costoso assume un valore quasi risarcitorio. Siamo davvero sicuri che questo possa colmare i vuoti che lasciamo? Quando mi guardo indietro riesco a ricordare tutte le volte che mi sono guadagnata qualcosa, quando ho lottato per portare avanti le mie idee ed i miei sogni… spesso, molto spesso, non mi ricordo come ero vestita quel giorno o quale accessorio avevo comprato per l’occasione. Spero di diventare un bravo genitore e che i miei figli sappiano distinguere l’essere e l’apparire. Tra queste due opzioni sono sicura che tante mamme, come me, preferirebbero l’essere per i loro figli, bene sappiate che la loro scelta dipenderà dalle scelte che oggi noi facciamo per loro.

 

 

 

 

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