Il pedagogista: chi è costui?

(immagine tratta da Google)
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IL PEDAGOGISTA: TRA PROFESSIONE E ATTITUDINE PERSONALE.

 

 

Tutti i pedagoghi sono rivoluzionari e quasi tutti i rivoluzionari

sono pedagoghi; i migliori sono quelli che hanno abbastanza forza per sfuggire,

al condizionamento sociale che troppo spesso imbriglia l’individuo…

Uomini del genere, ahimé, non sono numerosi…

 

( L. Malthon, “Mes entretiens avec J.H. Fabre sur l’éducation,” Delegave, 1918 )

 

Il pedagogista, chi è costui?

Il pedagogista è colui che attua i fondamenti della pedagogia.

La pedagogia non è solo la scienze dell’educazione, della formazione ed educazione dell’uomo.

La pedagogia è la scienze dell’uomo, sull’uomo, con l’uomo, per l’uomo.

Il file rouge di questo lavoro “sul, per, con, dell’uomo” è l’educere.

La radice stessa della parola educare, come si evince anche dal tedesco bildung (da bildenche significa costruire, edificare) che trova il suo corrispondente in latino nel verbo aedifico( da aedes che significa tempio), ci induce alla consapevolezza del processo: colui che educa induce e conduce alla formazione della sacralità del sé.

È il professionista della progettazione personalizzata. Personalizzare significa partire dai bisogni della persona. Egli impronta il suo intervento ad hoc, punta alla valorizzazione delle differenze.

Il pedagogista, per come lo intendo io, è un vero e proprio designerdel progetto educativo, per attuare il quale bisogna analizzare: realtà relazionale; psicologica; affettiva; della costruzione personale.

Nella progettazione educativa confluiscono una grande varietà di attività ed interventi a seconda della complessità. Ogni progettazione educativa ha una storia a se stante proprio perché deve rispondere a situazioni ed esigenze molto diverse tra loro. Il progetto non è mai fine a se stesso, né è pensabile che sia “chiuso”.

Dove opera il pedagogista?

Le azioni svolte dal pedagogista sono svariate e si legano a contesti diversi.

Il pedagogista si occupa di:

relazione di aiuto; progettazione educativa; mediazione familiare e penale; formazione degli adulti; orientamento scolastico; formazione aziendale; consulenza; ricerca, didattica, formazione.

Esercita la sua professione presso: comuni; scuole; università; ASL; Servizi per il Ministero di grazia e giustizia; Enti del privato sociale e sanitario; Aziende, imprese; Enti pubblici e privati.

Attraverso attività quali quelle educative e/o rieducative (nello specifico campo della pedagogia speciale), formative, culturali, ludico-ricreative, di mediazione, rivolge le sue prestazioni a: a singoli; coppie; famiglie; gruppi; istituzioni; persone/famiglie (talvolta anche Scuole) che si trovano a contatto con casi di disabilità.

Quali sono gli impegni-strumenti del pedagogista?

Porre la persona al centro; mirare alla relazione autentica; servirsi della cura; usare dello strumento del maternage autentico; promuovere l’idea di società e di socium come parte integrante del progetto.

Io, pedagogista…

Ho sempre creduto fortemente che il lavoro, per essere affrontato con l’animo giusto, debba nascere dalla passione. Poche sono le cose che la vita ci lascia scegliere, la professione è una di queste.

Per studiare non occorre solo spirito di sacrificio e senso del dovere. Per studiare bisogna essere mossi da un impeto interno, una sorta di vento dal quale non possiamo che lasciarci travolgere.

Sin da piccola ho imparato che l’altro è parte di me, che da soli ci si sente smarriti.

Ho cercato di sviluppare subito quello che definisco l’unico vero sesto senso: l’intelligere o forse sarebbe addirittura più corretto ed esplicativo usare un composto inter- legere.

Non solo leggere, ma leggere dentro, interiorizzare, capire.

Gli anni di studio sono quelli che ci permettono di diventare i professionisti che avremmo sempre voluto essere. Per tale motivo chi è spinto da una forte passione non riesce a rimanere troppo ancorato e “parcheggiato” in università. Lotta perché si avvicini la sua conquista: attuare in pratica ciò che conosciamo solo attraverso la teoria.

L’impatto con il mondo del lavoro non sempre è facile, questo lo so. Infatti spesso tanti si ritrovano a svolgere un lavoro diverso da quello tanto sognato. In realtà credo però che il professionista che abbiamo creato ed allevato nei tempi della formazione sia sempre in agguato, pronto ad entrare in scena. Fa parte di noi, diventa noi. Ecco perché il pedagogista (o almeno un pedagogista come me) trova spunti pedagogici ovunque: nelle piccole cose di ogni giorno, in un articolo di giornale, in un libro o una frase. Nel pianto isterico di un bambino che si incontra al supermercato che, magari, vorrebbe solo essere ascoltato. Nell’acceso, e purtroppo talvolta sterile, dibattito politico circa l’educazione e la scuola: non pensa ai curricula, ai tagli, ai programmi ma all’inevitabile ripercussione che avranno sugli studenti, sui nostri studenti.

Io sono agli inizi e comincio a muovere i miei primi passi nel mondo del lavoro. Ma sono pedagogista nell’animo! Ho le mie convinzioni, le mie idee.

Amo questo lavoro perché permette di aiutare gli altri sentendoli veramente, nella loro umana unicità.

Amo la diversità dalla quale mi lascio positivamente stupire.

Amo l’educere che mai ci abbandona, questa perenne sete, questa corsa a scoprire sempre cose nuove.

Amo l’idea della perenne ricerca di sé, dell’altro, di conoscenza, competenze.

In fondo la professione del pedagogista vive del divenire, della complessità, della diversità.

Canevaro1scrive: nell’epoca malandata in cui siamo abbiamo bisogno di essere richiamati alla necessità di riflettere lavorando; c’è l’esigenza di rispettare i confini e organizzare nella riflessività le dogane metaforiche, possibilmente collocare i sentieri.

In questa società che amo definire “dello scompiglio”, il pedagogista ne è ( e deve essere!) il collante, una sorta di Caronte fra le logiche del confine e del sentiero, attraverso il suo atteggiamento critico (che ha come focusla persona)… per porre le basi per una società diversa, una società di tutti e per tutti.

La società della COMPOSSIBILITA’2.

 

1 A. Canevaro, Le logiche del confine e del sentiero, cit.

2 E. Giambalvo, L’uno/i molti, l’io/l’altro, l’identico/il diverso/il differente e la logica della compossibilità,

Palermo, Edizioni Fazio-Allmayer, 1997.

 

Dott.ssa Maria Concetta Carruba

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