Consigli di lettura: Ti racconto una emozione.

(immagine tratta da Google)
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27.07.2011                

L’articolo del mercoledì                                                   

dott.ssa  Maria Concetta Carruba

TI RACCONTO UN’ EMOZIONE.

 

L’emozione per amore dell’emozione

è  lo scopo dell’arte.

(Oscar Wilde)

 

Emozione è vita.

Chi è incapace di emozione non può cogliere le stesse cose, le sottili sfumature, i doni spesso impercettibili che la vita ci offre.

Chi è incapace di emozione vive solo a metà, si priva di quel sentire privato ed emotivo che ci fa sentire il mondo con un orecchio in più e più attento.

Chi è incapace di emozioni non può prestare il massimo ascolto all’altro, perché se non coglie le proprie personali emozioni sarà per lui troppo complicato cercare di cogliere quelle altrui.

Il libro “Ti racconto un’emozione” spiega molto bene come emozione vuol dire sentir meglio, prestare ascolto e attenzione a tutto e tutti, vuol dire assumere una nuova ottica più sottile e profonda.

Perché questo libro? Perché credo fortemente che la disabilità non debba essere considerata una colpa, un marchio, un “mostro contro cui lottare”. La disabilità c’è, esiste ma noi dobbiamo essere capaci di rapportarci con essa e le problematiche che ne derivano e soprattutto dobbiamo ricordarci che dietro la disabilità c’è sempre una persona e ogni persona merita il nostro assoluto rispetto. E’ l’ignoranza, la non conoscenza che rendono la disabilità tale: essa esiste in quanto condizione.

Fortunatamente i tempi in cui il disabile, il diverso doveva immediatamente essere soppresso (vedi Sparta, vedi Grecia) sono passati. Fortunatamente oggi abbiamo fatto notevoli passi avanti comprendendo quanto di disumano e disumanizzante c’era in convinzioni come quelle citate. Fortunatamente oggi si è compreso che se la società diventa accogliente e priva di barriere la disabilità non preclude una vita “normale”, che il concetto di normale è troppo astratto, che ciascuno è inevitabilmente irripetibile e possiede un mondo interiore che mai potrà essere uguale ad altri.

Molto c’è sicuramente ancora da fare, molto c’è da lavorare ancora per rendere la vita delle persone diversamente abili il più “agibile “possibile.. E ciò non è solo una esigenza, è un dovere morale.

Ti racconto un’emozione ha il sapore del racconto di una esperienza personale, ha la veridicità di storie realmente vissute, un approccio non banale che spinge alla riflessione.

Ecco una piccola sintesi:

“La rielaborazione dei vissuti emotivi, con l’ausilio del racconto di storie, rappresenta la scommessa educativa degli autori che, attraverso un lavoro “sul campo”, hanno elaborato un percorso di consapevolezza degli stati d’animo per persone con disabilità intellettiva. Gelosia, rabbia, paura, gioia e tristezza, sono emozioni proprie dell’essere umano e la presenza di deficit intellettivi nulla toglie a quanto una persona può vivere e sentire nell’ animo, nella parte più profonda dell’ essere Persona. Il presente libro vuole porsi come occasione di riflessione attorno all’inesplorato mondo emotivo della persona disabile, offrendo nel contempo uno strumento operativo spendibile da educatori ed insegnanti. Molto spesso, infatti, lo stile educativo nel lavoro con persone disabili è orientato ad attività di stimolo al “saper fare”, all’acquisizione di abilità e funzioni. E’ allo spazio dedicato all’educazione al “saper essere”che questo testo vuole dare dignità e spessore pedagogico, partendo da un assunto fondamentale: ogni persona ha il pieno diritto ad esprimere ciò che è e ad essere se stesso, ma per fare questo ha bisogno di poter dare un nome alle emozioni che prova, per divenire consapevole e quindi responsabile del proprio mondo emotivo. La sfida educativa contenuta nel presente libro è un invito, rivolto a quanti lavorano a vario titolo nel vasto mondo della disabilità, ad essere coraggiosi, a scommettere sul potenziale umano di ogni Persona, ad andare oltre luoghi comuni e stereotipi, perché in Educazione, l’avventura più grande è aiutare l’Altro ad essere se stesso.”

Buona lettura, una lettura per crescere, una lettura per riflettere, una lettura per umanizzare il nostro sentire e agire.

 

Maria Concetta Carruba

 

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