Una tredicenne ci racconta il libro La mia nina.

27.07.2011                 L’articolo del mercoledì                                          

           dott.ssa  Maria Concetta Carruba

 

L’esperienza disabilità appresa attraverso un libro. Come racconta questa lettura una 13enne.

 

La domanda da porsi è questa:

che cosa può fare un disabile per la collettività in cui vive?

È una domanda rivoluzionaria, un cambio drastico di cultura e immagine.

(Candido Cannavò)

 

Oggi lo Studio EmPathos ospita un contributo che ci ha inviato una ragazzina di appena 13 anni, che per motivi legati alla privacy chiameremo A. Uno sguardo davvero interessante che vi riporto per intero, così come lo abbiamo ricevuto via mail.

Ho chiesto ad A. e alla sua mamma, nostra lettrice,  di poter condividere il suo “articolo” e sono state felici di accettare l’invito.

 

“La mia Nina è un bellissimo libro scritto da Janja Vidmar, che tratta di una bambina affetta dalla sindrome “Down” e che nonostante ciò non perde mai la voglia di vivere. Suo fratello Tommy è geloso di Nina, poiché secondo lui tutto ruota attorno a lei, le vuole un gran bene, ma non riesce a capire perché chi è “diverso” riceve tutte queste attenzioni. Prima di leggere questo libro, ovviamente sapevo cosa fosse la disabilità, ma non avevo un idea ben precisa, ma soprattutto ho sempre sorvolato su quelli che potessero essere i loro sentimenti e le emozioni di queste straordinarie persone. Quella di Nina l’ho trovato una storia piena di vita, ma allo stesso tempo commovente e toccante, che suscita in noi una sorta di domande che non hanno una vera risposta, del tipo: perché loro sì io no? Perché proprio loro? Hanno fatto qualcosa di male?

Purtroppo molte volte presi dalla disperazione e dello sconforto causato da questa malattia si sottovalutano queste persone, che sanno ridere, sanno piangere, sanno amare proprio come noi “normali”.Troppo spesso queste persone vengono giudicate “a-normali” ma mi chiedo, come sappiamo noi cosa è normale e cosa no? A Nina, la protagonista, piacevano moltissimo i treni, così un giorno, mentre stanno tornando a casa con suo fratello Tommy decide di salire su un treno, Tommy troppo occupato a fare altro non si accorge nemmeno di ciò che fa la sorella, così un po’ di metri più avanti si accorge si averla persa, torna indietro, ma non la trova. Ora Tommy si sente in colpa, vorrebbe essere lì con lei, vorrebbe poter essere stato un fratello migliore per la sua Nina! Tommy torna dai genitori e li avverte, i genitori scaricano giustamente tutte le colpe su di lui, ma Tommy proprio non capisce, si chiede:<<Nina è grande, perché non bada a se stessa, perché danno la colpa a me, insomma non sono io che mi sono allontanato da solo!>>. Alla fine pensano dove potesse essere andata, e dove se non nella stazione coi treni che le piacevano tanto? Infatti così fu , chiesero ad un anziano signore che li portò da Nina che faceva finta di guidare un treno in corsa, e con gli occhi pieni di gioia fantasticava entusiasta. Tornarono tutti e 4 sollevati a casa, e poi Tommy e Nina fecero un bellissimo disegno su quella che era la loro famiglia, e per la prima volta Tommy disegnò la sua famiglia per quella che era e non se ne vergognava, inoltre aiutò Nina ad allenarsi per una gara di sport a scuola, Nina anche se più in difficoltà rispetto agli altri vinse!!! Questa storia ci insegna molto, ci insegna che non bisogna mai arrendersi, non bisogna mai scoraggiarsi e mai farsi colpire dall’aspetto esteriore!


A.       A. 13 anni.


E’ importante capire come la realtà della disabilità viene vista e vissuta dagli adolescenti, come spinta dalla voglia di dire la sua una ragazzina sia stata, a mio parere capace, di darci un insegnamento. E’ bello poter condividere con voi l’idea positiva dei nostri adolescenti, ancora capaci di riflessioni autentiche, ancora capaci di emozionarsi. Per sfatare il mito di una “gioventù” incapace di pensiero: le generalizzazioni non sono mai veritiere e questo contributo ne è la prova.

Maria Concetta Carruba

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