La tiflodidattica per l'integrazione del disabile visivo a Scuola.

(immagine tratta da Google)
(immagine tratta da Google)

15.02.2012
 L’articolo del mercoledì                                                     
dott.ssa  Maria Concetta Carruba

 

 

La tiflodidattica come strategia di integrazione scolastica per il disabile visivo.

 

La nostra  capacità di raggiungere,
l’unità nella diversità,
costituirà la bellezza e il test,
della nostra società.
GANDHI

 

La diversità da sempre fa paura.
Tutto ciò che non conosciamo o è diverso da noi appare ai nostri occhi come monstra contro cui combattere.
L’Italia è però fra le Nazioni che si contraddistingue per l’impegno a favore della valorizzazione della diversità, dell’integrazione e tutela, del sostegno per migliorare la qualità di vita, e quindi anche il “progetto di vita”, dei disabili.
Tutto questo,poggiando le basi su un forte credo pedagogico che va in questa direzione, richiede un grande impegno.
L’arte dell’integrazione, differente dall’inclusione, richiede uno studio attento e mirato alla facilitazione che coinvolge alunni, insegnanti (di classe e di sostegno) e la stessa scuola.
Il disabile visivo, a maggior ragione, necessita di ausili specifici per rendere l’ambiente realmente educativo anche per lui.
Il processo educativo dell’alunno non vedente richiede all’istituzione scolastica precise competenze magistrali rispettose della sua “irripetibilità” (Abba, Bonanomi, Faretta, Soldati, 2001).
Un notevole aiuto viene dato, in questa direzione, dall’informatica e, più nello specifico, dagli strumenti tiflo-informatici: barre e stampanti Braille, sintesi vocali, video ingrandimento digitale, screen reader.
Tutte strumentazioni indispensabili per garantire un’integrazione efficace e competente.
Sull’uso delle nuove tecnologie come strumenti facilitanti ci vengono incontro anche i nuovi prodotti, quali ad esempio l’iPad con le sue innumerevoli componenti atte all’accessibilità.
La Apple si apre anche, come affermato nell’Educational Event tenutosi lo scorso 20 gennaio presso il Guggenheim Museum di New York, all’editoria scolastica e da l’avvio alla sperimentazione del prodotto iPad nelle scuole. Una la scuola italiana che sta già sperimentandone l’uso, l’istituto Ikanos di Grumello al Monte (BG).
Per parlare proprio delle ultime conquiste, dal manuale iPad, nella sezione accessibilità, si evince chiaramente come lo strumento possa avere una grande valenza educativa per l’alunno disabile rappresentando un facilitatore: tastiera braille Bluetoot aggiornabile e VoiceOver (che legge per noi e si attiva con semplicissimi sfioramenti dell’iPad).
L’informatica rappresenta davvero per l’alunno non vedente o con minorazione visiva (si può ingrandire il testo click) la chiave di accesso a una nuova e profonda rivoluzione culturale.
Utilizzo che vede grandi prospettive anche nel quotidiano e non solo a Scuola, eliminando o diminuendo ai minimi termini le necessità di delega ( sistemi di geolocalizzazione satellitare) incrementando l’autonomia.
Notevoli sono stati i miglioramenti e i progressi in questo settore partendo da semplicissimi software ad accesso facilitato per portare oggi a grandi conquiste valide pedagogicamente e idonee didatticamente.
Da un punto di vista più prettamente psicopedagogico questo potrebbe aiutare, e non di poco, nel superamento delle paure iniziali che si vivono (o subiscono?) all’ingresso dell’alunno disabile visivo  a scuola.
L’informatica potrebbe rendere l’approccio più armonico ed efficace permettendo una migliore gestione dei tempi, un migliore accesso ai contenuti che quindi favorirebbe la possibilità che l’alunno segua la programmazione scolastica di pari passo, o, in ogni caso, quanto più possibile.
Mi piace poter chiudere questo intervento con una citazione che credo proprio sposi bene con il credo pedagogico che avrete letto fra le righe:
“ Per molti la persona disabile è solo un problema. Lo è, ed è enorme per i genitori, in quanto scoprono di avere un figlio diverso dagli altri…
Lo è per l’insegnante, in quanto deve operare con un discente che non apprende come gli altri…
Lo è per tutti noi, per l’intera comunità civile di uno stato democratico che, ispirato al principio di solidarietà, deve tendere a programmare tutta una serie di accorgimenti strutturali per favorire l’integrazione dei più deboli.
Eppure sarebbe bello operare in maniera tale che la persona disabile non fosse più solo un problema, un peso da sopportare, ma diventasse per noi, prima di tutto, un progetto da realizzare.” (Luigi D’Alonzo- Disabilità e potenziale educativo – 2002)





Dott.ssa Maria Concetta Carruba

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