Maternità e paura di inadeguatezza.

(immagine tratta da Google)
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07.03.2012

L’articolo del mercoledì                                                    

dott.ssa Maria Concetta Carruba

 


Maternità e paura di inadeguatezza


La paura di non essere all’altezza,

ci fa salire di un gradino

(antico proverbio giapponese)

 

 

 

Generalmente, almeno per la grande maggioranza dei casi, la maternità arriva perché cercata, perché attesa, perché fortemente voluta. Quando finalmente compaiono le tre astine sul test di gravidanza che indicano appunto che il proprio ventre è abitato dalla creaturina frutto della speranza e delle attese, dopo un primo momento di felicità inarrestabile, comincia (o potrebbe cominciare) una fase di paure.

Sarò una brava mamma? Sarò capace di capire i suoi bisogni?

Riuscirò a gestire tutto nel migliore dei modi?

Queste fra le paure più comuni ad ogni mamma: dalla giovanissima alla mamma matura, dalla primipara alla già mamma.

La maternità porta con sé un senso di responsabilità mai sperimentato prima: ci cambia inevitabilmente.

E fra i mille progetti e le mille incombenze legate alla gestazione, si deve trovare il tempo per affrontare queste paure e queste domande per trovarvi risposte adeguate, per risolvere e superare.

Nelle varie consulenze alle coppie che vivono la fase delicatissima dalla DIADE alla TRIADE, da coppia a famiglia, da figlio a genitore è emerso chiaramente come sia indispensabile la condivisione e l’esternazione.

Spesso è nei circle time, o negli incontri del corso pre-parto che ci si sente liberi di poter affrontare e osar chiedere.

Nell’incontro con paure simili alle nostre, si trova conforto e ci si sente accolti.

Il fatto di non essere i soli a vivere sentimenti di questi tipo tranquillizza e riconduce a una naturale visione di ansie e futuro.

Quando il bambino/a nasce e viene posto/a fra le braccia della mamma tutto sembra essere passato o appare comunque risolvibile, salvo casi di depressione post partum che approfondiremo nel prossimo articolo del mercoledì.

Ma ci sono momenti in cui la paura può tornare in agguato:


-          Dall’ospedale a casa: e adesso come faccio?

-          Piange: perché?

-          Non dorme: perché?

-          Da mamma a tempo pieno al rientro al lavoro: è abbandono?

  1. La paura nel rientro a casa è assolutamente normale: da un luogo ovattato dove esperti e specialisti ci aiutano nella routine quotidiana con il bambino, ci si ritrova in casa, da sole a dover fare tutto senza l’occhio dell’esperto che ci indica cosa e come fare. Si vive un piccolo momento di smarrimento: è del tutto naturale, non abbiatene paura. Pian piano creerete la vostra rotine (vostra e dei vostri piccoli) quotidiana e imparerete a gestire tutto con tranquillità. Nei momenti di smarrimento ricordatevi che “siete delle brave mamme e che riuscirete ad entrare in sintonia con il vostro piccolo! E’ così per tutti!”.
  2. I bambini appena nati piangono. Piangono quando abbandonano il ventre materno e vengono al mondo come primo loro segnale di presenza: Ci sono! Piangono perché è la loro forma di comunicazione: è l’unico modo che hanno per dirvi che han fame, che han sonno, che han bisogno di essere cambiati o che stan poco bene. Voi dovete solo imparare a interpretare il loro pianto e rispondere ai loro bisogni. I bambini, soprattutto nelle primissime fasi di vita, vanno coccolati. Hanno subito un cambiamento di notevole importanza: dal pancione, dove si sentivano protetti e al sicuro, all’essere “catapultati fuori”. Hanno solo bisogno del vostro affetto e di sentirsi amati. La fase dei pianti apparentemente immotivati rientra molto in fretta.
  3. La gestione del momento della nanna è uno dei momenti che più mette in crisi le mamme. Il bambino sente della nostra ansia e allora si innervosisce maggiormente e anche lui vive male questo momento. Cosa essenziale da imparare soprattutto nei primi tempi è che bisogna impostare i propri ritmi in funzione di quelli del piccolo per non arrivare stremate a fine giornata: riposate quando dormono o sonnecchiano per recuperare le energie quando si sveglieranno. Imparate a creare insieme una piccola routine della nanna e fate in modo che questa sia facile “da trasportare anche fuori”. Il bagnetto caldo e con bagnoschiuma alla lavanda va benissimo e rilassa ma pensate a quando qualche volta vi capiterà di andare fuori a cena: questa potrebbe essere una routine un po’ fastidiosa da portare in giro. Allora pensiamo piuttosto a un momento in cui ci si mette il pigiamino, massaggiando con estrema dolcezza il piccolo così da favorire il relax, scegliamo un libro della nanna che leggeremo tutte le sere avvolgendo il piccolo in una copertina (o un lenzuolino nei mesi più caldi) come in fasce. Dopo la favola si dorme. Certamente questa è una cosa che richiede costanza e pazienza ma vedrete che troverete molto utile questa piccola vostra routine. Magari sarebbe utile farlo insieme al papà o una volta ciascuno, così che si abitui a dormire anche con persone diverse da voi.
  4. Il rientro al lavoro è uno dei traumi più forti che una mamma si trova a subire. Il passaggio da mamma a tempo pieno a mamma part-time rappresenta una fase delicatissima. Ci sono mamme super organizzate che fin da subito progettano ogni dettaglio e quando dovranno rientrare a lavoro dovranno solo mettere in pratica quanto pensato e studiato. Ci sono mamme che invece non ci pensan proprio e alla fine finiscono con l’improvvisare ogni cosa e ogni gesto al rientro a lavoro. Ci son mamme che non vedon l’ora di rientrare a lavoro e altre che invece non vorrebbero proprio. Rientrare a lavoro, al di là di come e quanto ci si è organizzati in tal senso, è il primo distacco: dopo nove mesi di simbiosi assoluta e dopo i primi mesi di vita trascorsi sempre insieme. Non è mai facile e anche lì ci si domanda sempre se è giusto o meno, se si sta facendo il bene del piccolo/a oppure no, se non si è troppo egoiste. Un uomo che diventa papà rimane lo stesso professionista di prima con una sfera personale più arricchita, con un ruolo nella società in più. Una donna che diventa mamma, invece, vive meno naturalmente questa scissione fra professionista e mamma. Conciliare lavoro e famiglia non è mai semplice ma può diventarlo se ci si prepara in tempo. Avendo tutto sotto controllo e organizzato saremo più serene al rientro. Se noi siamo serene lo saranno anche i nostri bimbi. Una mamma ansiosa e agitata trasmetterà inevitabilmente le stesse emozioni al piccolo/a. Bisogna viverlo bene e pensare che un rapporto troppo morboso non gioverebbe al pargolo/a e che concedergli/le relazioni diverse da quella madre-bambino rappresenta il primo approccio all’essere socium. Se il bambino/a all’inizio ci “punisce” allontanandoci o ignorandoci al nostro ritorno non occorre preoccuparsi perché è il suo modo di esprimere la propria opinione e di imparare a comprendere la situazione. Superata questa primissima fase, se saprete gestire con gran qualità i vostri momenti insieme vedrete che la situazione tornerà alla normalità.

Son i dettagli che fan la differenza in campo di “mammità” ed è nel concedersi di mettersi in gioco, di esternare, di sfogarsi che ci si libera di quelle paure che ci intrappolerebbero in un’ansia che diventa patologica. Una mamma serena rende sereni anche i suoi piccoli.

 

 

Dott.ssa Maria Concetta Carruba

 

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