Crisi post partum.

(immagine tratta da Google)
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14.03.2012

L’articolo del mercoledì                                                    

dott.ssa Maria Concetta Carruba

 

Crisi post partum

 


Le crisi e le avversità,

spesso diventano occasione di crescita interiore

(I.                    Allende)

 

 

Sempre più spesso oggi sentiamo parlare di crisi post partum.

Il periodo della gravidanza è “accompagnato” da tutta una serie di visite, fra ecografie, visite ginecologiche e corsi preparto, che rendono la futura mamma al centro delle attenzioni di tutti , specialisti e famiglia.

Tutta la quotidianità ruota attorno al pancione che cresce, accorgimenti e piccole premure della famiglia permettono alla donna/futura mamma di sentirsi coccolata e accolta durante la delicatissima fase di passaggio da figlia a mamma. La società stessa partecipa a questo delicato momento di coccole : sa una signora incinta sull’autobus o sulla metro, al 90% verrà ceduto il posto con un sorriso sulle labbra, le si concederà di passare avanti se la fila dal dottore o a uno sportello è davvero lunga, ci sono addirittura le file speciali al supermercato per le donne in dolce attesa.

Tutto sembra, dunque, assumere un nuovo ruolo di cura nei confronti della futura mamma.

Dopo il parto però le cose cambiano notevolmente e spesso, forse, anche un po’ troppo repentinamente.

Il centro di tutto diventa il nascituro che, non solo “ruba” la scena alla mamma ma la investe di mille incombenze nuove con cui fare i conti.

Questi cambiamenti potrebbero generare paure e ansie che, se non affrontate ed esplicitate, potrebbero condurre alla depressione post partum.

Dal punto di vista statistico:

-          Psicosi post partum 1 donna su 1000 ;

-          Maternity blues 70% delle donne;

-          Depressione post partum 10% delle donne.

Vediamo nel dettaglio le differenze degli elementi presentati in elenco.

Per psicosi post partum si intende la forma più grave di depressione e richiede misure mediche tempestive. Fra i sintomi: agitazione, confusione, pessimismo, disagio sociale, allucinazioni, insonnia e tendenze suicide. E’ necessario il ricovero in ospedale. Fortunatamente avviene raramente che si presenti.

Per Maternity Blues , come da definizione winnicottiana, si intendono le prolungate e frequenti crisi di pianto, gli stati d’animo misto di tristezza e ansia che però tendono a scomparire nel giro di una quindicina di giorni. Non necessita di cure se non quelle relative all’assistenza di quanti circondano le mamme che ne sono colpite in modo che possano liberarsene e superare questa crisi. L’incidenza è molto alta.

La depressione post partum presenta sintomi tipici della maternity blues solo più accentuati e che si prolungano per un periodo più lungo che varia da qualche settimana a un anno. La cura consiste nella somministrazione di antidepressivi e con la psicoterapia fino alla completa scomparsa dei sintomi.

Nel linguaggio comune però sentiamo parlare solo di depressione post partum, termine che viene usato generalizzando e quindi in maniera non sempre pertinente.

Dovremmo piuttosto riferirci al maternity blues quando parliamo di crisi passeggere che interessano un’ampissima percentuale di mamme.

E’ indispensabile riuscire a circoscrivere questa crisi nella prima fase e superarla per prevenire problematiche successive.

Una maternity blues immediatamente rientrata evita successive fasi di peggioramento. Il problema principale è che questa crisi è spesso associata al senso di vergogna che limita l’esternazione e il confronto con gli altri. La vergogna di vivere un malessere interiore mentre tutto il mondo intorno continua a ripetere che si sta vivendo uno dei momenti più belli nella vita di una donna.

Ci si chiede se è giusto avere così tanta nostalgia della vita precedente, del lavoro e delle possibilità momentaneamente abbandonate, se questo senso di inadeguatezza sia giusto, se è possibile che tutto quello che gli altri ci presentano come periodo meraviglioso non rientri nei nostri canoni di “meraviglioso”, se è giusto pensare che non è proprio come ce lo aspettavamo …

Prenderne coscienza, parlarne e confrontarsi rappresentano i primi passi verso un superamento efficace di questa delicatissima crisi emotiva.

Nel prossimo articolo vedremo come gli altri abbiano un ruolo importantissimo.

 

 

 

 

 

 

 

Dott.ssa Maria Concetta Carruba

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