Un figlio... e adesso? Da coppia a genitori.

(immagine tratta da Google)
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28.03.2012

L’articolo del mercoledì                                                    

dott.ssa Maria Concetta Carruba

 

Un figlio, e adesso??? Da coppia a genitori.

…tutto inizia con l’apparizione di un essere,

che impone, ai miei movimenti verso di lui o di lei,

il limite e la legge dell’esistenza di un altro nello spazio

del mondo in cui vivo.

(Laura Boella)

 

 

 

 

Benissimo. Il tanto atteso bambino è finalmente arrivato. Dopo la gravidanza con le sue problematiche e le novità con cui ci travolge, dopo i cambiamenti di un corpo che sembra non rispondere più ai nostri “comandi”, dopo il parto e il rientro a casa … Si ricomincia la ricerca di un equilibrio e come singola persona e come parte della coppia.

La coppia vive la delicatissima fase di passaggio che va dalla diade alla triade, dall’idea di coppia a quella di coppia genitoriale. Durante l’attesa i genitori sembrano non attendere altro che diventare tali, poi qualche dubbio o qualche paura di troppo possono saltare fuori quando meno ce lo si aspetta.

Cambia l’organizzazione, cambiano i tempi e anche i luoghi. Cambiano inevitabilmente gli interessi, o meglio si plasmano in funzioni di esigenze, desideri, inclinazioni non proprie.

La coppia non ha più i tempi di prima per poter parlare, per dedicarsi tempo, vacanze … deve adeguarsi e adeguare i propri tempi in funzioni dei nuovi ritmi che si assumono.

Occorre trovare un nuovo modo per essere coppia e imparare ad essere coppia genitoriale, saper sfruttare e ottimizzare i tempi, condividere e affrontare insieme tutti i cambiamenti che si sono succeduti alla nascita del figlio.

Le coppie di oggi sono coppie che hanno un grande vantaggio rispetto a molti anni fa:

è una generazione che sa di più, che ha più strumenti, che si informa e forma più a lungo di prima.

Tuttavia è una generazione con più ansie e paure, che fatica maggiormente a mantenere in vita un matrimonio, che ha più distrazioni e più attrazioni di prima e, forse, riesce a concentrarsi poco all’interno di un progetto di vita così impegnativo e pieno di responsabilità.

Occorre partire dal comune vissuto di una nuova identità in costruzione: quella di madre e quella di padre.

Due identità con la stessa intensità di emozioni, con le stesse paure, con le stesse problematiche.

Se vissuta insieme, questa delicatissima fase può rafforzare la coppia e rappresentare un punto di forza, una certezza e un’ancora cui aggrapparsi anche quando, in qualche momento, ci si concedono paura e stanchezza. Sapersi uniti, insieme forti l’uno della presenza dell’altro rende più consapevoli e meno spaventati. Aprirsi per raccontare del proprio vissuto ma saper anche ascoltare per accogliere quello del proprio/a compagno/a.

Dinnanzi alla nascita di un figlio si è tutti un po’ smarriti e frastornati, il sapere sembra non essere mai abbastanza, ciò che è capitato a noi è sempre così diverso e unico rispetto alle storie degli altri.

E allora vivere insieme, come unica entità familiare questo percorso pone le basi per una più serena genitorialità e soprattutto per una sempre più unita coppia.

Da eterni fidanzati che vivono vite parallele che si incrociano nella stessa abitazione occorre diventare una costruzione fatta di due, che è più della somma di uno più uno, che deve assumere una forma del tutto nuova per accogliere quella che viene definita l’immensa gioia, perché si trasformi in progetto di vita responsabile e accogliente, per il neonato e per la propria neonata identità.( Di mamma in mamma pag. 23)

C’è un’altra fase che può risultare particolarmente delicata per la coppia: se i figli non arrivano?

Approfondiremo questo tema nel prossimo articolo.

 

Dott.ssa Maria Concetta Carruba

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