Fiabe al telefono.

(immagine tratta da Google)
(immagine tratta da Google)

02.11.2011                

L’articolo del mercoledì                                                

 dott.ssa  Maria Concetta Carruba

 


  FIABE AL TELEFONO


 

La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi:

 essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove,

 può aiutare il bambino a conoscere il mondo.

(Gianni Rodari)

 

 


 

Mamma, papà mi racconti una storia?

Molto spesso i nostri bimbi ci fanno questa richiesta. La richiesta di una storia da ascoltare racchiude anche la richiesta di una occasione per poter sognare.

I bambini amano le fiabe, le favole e i racconti, più on generale quelle che loro definiscono “storie”, proprio perché permette loro di imparare qualcosa nei termini e con un linguaggio idoneo alla loro età, ma soprattutto permette di sognare e fantasticare.

Per loro significa entrare in un mondo incantato.

Una storia per ottenere l’attenzione dei bambini deve avere capacità di meravigliare, stupire. Possiamo affermare che praticamente si propone la medesima situazione che avviene quando noi adulti ci accingiamo alla lettura di un libro: la scelta viene filtrata dai nostri gusti, inizialmente ci basiamo sul titolo, sul tema o sull’incipit… poi la nostra costanza nella lettura deriva dalla capacità avuta dallo scrittore di tenerci “incollati” a quelle pagine.

I bambini come noi allora cercano nei libri, nelle storie, nei racconti quel senso di meraviglia che produce un effetto benefico.

La fiaba con le sue fate e i suoi folletti, con le principesse da salvare e gli orchi da combattere, rappresenta in modo simbolico la realtà e la spiega nei termini più facilmente accessibili ai bambini.

I bambini così capiscono che la vita è come una corsa a ostacoli, che incontreranno persone che cercheranno di aiutarli e altre che invece tenteranno di trarli in inganno, che superate queste prove e rispettando le norme del buon comportamento potranno vincere la loro battaglia personale e conquistare il titolo da re tanto agognato!

Ciascuno cerca di trarre giovamento dalle storie immedesimandosi con quei personaggi positivi che, già da subito, si presentano come i grandi protagonisti della storia stessa.

Un bambino attraverso la richiesta di ascoltare una storia, pretende di poter sognare!

E chi di noi non vorrebbe pretenderlo anche da adulto?

La fiaba raccontata prima di andare a letto è infatti un po’ come un modo per augurare “sogni d’oro”:

il bambino ascoltando la storia si immedesima e sente di esserne parte attiva. Così fantasticando e cercando di dare a quelle frasi un riscontro “visivo” nella sua mente si addormenta, pronto a fantasticare e sognare ancora.

Loro, infatti, adorano il cambiamento del timbro della voce a seconda della battuta che stiamo pronunciando o del personaggio e nella loro visione i personaggi positivi sono tutti belli, forti e imbattibili mentre i personaggi negativi sono tutti brutti e poco intelligenti. E’ difficile che un bambino si immagini o speri di essere il personaggio che nella storia rappresenta il cattivo: tendenzialmente lui vuole essere il personaggio positivo, quello più bello e capace!

La fiaba è una sorta di catarsi: quanto di negativo viene sempre distrutto, tutto ciò che è positivo assume l’aspetto che noi vogliamo, ci lascia spazio per liberarci del negativo e acquisire il positivo.

Le storie non sono solo da leggere, da raccontare: le storie si possono inventare! L’adulto che inventa una bella storia per il proprio bimbo inconsapevolmente si sta concedendo un sogno per due:per il piccolo e per se stesso.

C'era una volta...
... il ragionier Bianchi, di Varese. Era un rappresentante di commercio e sei giorni su sette girava l'Italia intera, a Est, a Ovest, a Sud, a Nord e in mezzo, vendendo medicinali. La domenica tornava a casa sua, e il lunedì mattina ripartiva. Ma prima che partisse la sua bambina gli diceva: - Mi raccomando, papà: tutte le sere una storia.
Perché quella bambina non poteva dormire senza una storia, e la mamma, quelle che sapeva, gliele aveva già raccontate tutte anche tre volte. Così ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto il ragionier Bianchi chiamava al telefono Varese e raccontava una storia alla sua bambina. Questo libro contiene appunto le storie del ragionier Bianchi. Vedrete che sono tutte un po' corte: per forza, il ragioniere pagava il telefono di tasca sua, non poteva mica fare telefonate troppo lunghe. Solo qualche volta, se aveva concluso buoni affari, si permetteva qualche "unità" in più. Mi hanno detto che quando il signor Bianchi chiamava Varese le signorine del centralino sospendevano tutte le telefonate per ascoltare le sue storie. Sfido: alcune sono proprio belline.

(Dall'introduzione di Gianni Rodari al suo libro "Favole al telefono").

 

 

 

Maria Concetta Carruba

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