Il parto di mamma Azzurra.

(immagine tratta da Google)
(immagine tratta da Google)

28.11.2012

L’articolo del mercoledì                                                    

dott.ssa Maria Concetta Carruba

 

Il parto

L’esperienza di Mamma Azzurra.

 

Partorire è vivere

intensamente

tutto quello che è possibile vivere.

Annie Leclerc 

 

 

 

“Mamma... quante volte?

1 volta sola

Quale la prima reazione alla scoperta della/e gravidanze?

Era la quarta volta che vedevo quella riga rosa comparire sul test di gravidanza, la quarta volta che sentivo il cuore in gola per l’emozione, la quarta volta che vedevo le mie mani tremare per l’eccitazione, la prima volta che piansi per la paura di non farcela neppure quella volta. Dopo tre aborti spontanei mi sentivo ormai inadatta a ricoprire il ruolo di madre, pensavo che quelle esperienze fossero un segnale per dirmi che era destino che io non avessi figli. Credevo che forse c’era qualcosa d’altro in serbo per me, che non aveva niente a che fare con pannolini, biberon e tutine colorate. Mentivo a me stessa, perché sapevo di poter riuscire in questa impresa che doveva essere così naturale e scontata per una donna. Era frustrante sentirsi dire dopo ogni visita che gli esami erano a posto, che non c’era nulla di rilevante che potesse giustificare il fallimento di ciascuna gravidanza. Ero arrivata al punto di sperare che in me ci fosse qualche cosa di grave e significativo che potesse evidenziare la strada giusta per iniziare una cura mirata che risolvesse il problema. Ma dopo la quarta volta, il medico mi suggerì di provare con la cardioaspirina, una minuscola pillola, forse la meno costosa nel vasto mondo dei farmaci, per vedere se rendendo meno denso il mio sangue ossigeno e sostanze nutritive potessero meglio raggiungere il feto. Al secondo

controllo ero alla sesta settimana. Fissavo l’espressione del ginecologo mentre guardava il monitor durante l’ecografia. Un lieve sorriso sul suo volto e la frase che mi fece rinascere: “c’è il battito”. In quel momento capii che c’era una speranza, quel piccolo fagiolino stava vivendo.

Io mi sentivo viva.

 

Il parto... che ricordo hai?

Devo ammettere che pensavo fosse molto peggio di quello che in realtà ho vissuto. Ero rilassata e avevo completa fiducia di tutto il personale medico che è stato meraviglioso. E’ stato indotto perciò non ho avuto la sorpresa della rottura delle acque in casa o chissà in quale altro posto e i dolori sono durati per quasi sette ore ma sono scomparsi improvvisamente appena ho partorito. Vedere il mio piccolo uscire da me mi ha fatto dimenticare tutta la sofferenza che ho provato fino ad un minuto prima. Ricordo molto bene quando me lo appoggiarono sulla pancia e dopo averlo lavato e avvolto in una morbida coperta lo riposero tra le braccia sicure del neo papà. Non pianse neppure, era così tranquillo e sicuro che si addormentò.

 

Come lo hai vissuto?

Fu una vera lotta per riuscire a convincere il ginecologo a farmi l’epidurale. Io non sopportavo più il dolore alla schiena e chiesi per tre volte di chiamare l’anestesista per farmi l’iniezione, ma le ore passavano e non arrivava. Ero già dilatata di 8 centimetri e ormai l’epidurale non mi sarebbe servita a molto ma quando mi chiesero per l’ultima volta se la volevo risposi di si con un filo di voce, l’unica forza che mi era rimasta per sussurrare quel “si” disperato. Dopo l’iniezione mi sembrò di ritornare in vita dopo essere stata travolta da un autobus. Riuscii a rilassarmi e a concentrarmi per le ultime spinte.

 

Cosa vorresti raccontare di questa esperienza a chi è prossima al parto?

Quando mi ricoverarono il giorno prima della data stabilita per il parto, ebbi modo di chiacchierare con altre mamme che erano in ospedale per partorire o che avevano già il loro frugoletto tra le braccia. Sentii decine di racconti uno diverso dall’altro, ognuna che dava consigli sulle posizioni migliori per avere sollievo durante il travaglio, sui metodi di respirazione, su come allattare e quale tessuto era migliore per vestire un neonato. Non dormii molto quella notte, avevo la testa piena di dubbi e quei racconti non avevano fatto altro che confondermi e rendermi insicura. Mi resi conto che in realtà non sapevo niente di niente e che affrontavo quell’esperienza da sola; solo io e il bambino. Ogni esperienza è a sé e un consiglio che per me è valido per un’altra potrebbe non servire. E’ una sorpresa che lascio vivere a ciascuna mamma a modo suo.


Tuo marito (o altro membro della famiglia) ha assistito?

Quanto è stata significativa la sua presenza?

 

Mio marito mi è stato accanto sempre, e ricordo che cercava di farmi ridere raccontandomi storielle o facendo battute. Credo abbia perfino cantato ma stavo così male che non sentivo niente. Ricordo solo che le ostetriche ridevano ma io avevo solo una gran voglia di dirgli di stare zitto, ma non volevo che ci rimanesse male così lo lasciai fare. Dopotutto lo faceva per me. E’ stato coraggioso e mi ha supportato molto durante l’ultima ora quando stringendomi la mano a ritmo delle mie contrazioni mi ragguagliava su ciò che riusciva a sbirciare dietro il telo blu che mi avevano messo sopra la pancia.

 

Grazie ad Azzurra per averci donato la sua esperienza che di certo avrà dato tanta speranza a chi, come te, ha vissuto la sofferenza degli aborti spontanei prima di poter finalmente diventare mamma. Grazie mille!!!

 

Tante mamme hanno scritto e inviato il loro contributo, l'invito è esteso a tutte!!!Vi aspetto!!!

 

 

Dott.ssa Maria Concetta Carruba

Scrivi commento

Commenti: 0

Iscriviti alla newsletter dello

Studio EmPathos

e riceverai gli aggiornamenti sulla tua casella di posta

(nel corpo del messaggio scrivi: "ISCRIZIONE")

Nota: I campi con l'asterisco sono richiesti

VIENI A TROVARCI SUL NUOVO SITO:

WWW.STUDIOEMPATHOS.COM 

TI ASPETTIAMO NELLA NUOVA VESTE MA CON LA STESSA VISION!